Intervista 11 Agosto 2026 (Tivù Verità)
Presentazione dell'intervista
Pubblicata l'11 agosto 2026 su TV-Verità e condotta da Matteo Carnieletto, l'intervista segna l'annuncio ufficiale della discesa in campo del Generale Carmelo Burgio come candidato sindaco a Milano per il movimento Futuro Nazionale guidato da Roberto Vannacci.
YouTube: https://youtu.be/jeop3Oe6aLY?si=Yye7lUmxoWmhYzUU
Nel corso del colloquio, Burgio affronta i nodi centrali della sua proposta politica e offre una disamina approfondita su temi di grande attualità:
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La visione per Milano: Delinea le priorità d'intervento, ponendo l'accento sulla sicurezza, sulla stretta collaborazione istituzionale con la Prefettura e le forze dell'ordine e sulla necessità di condurre interventi mirati (definiti anche "servizi a massa" o con il termine provocatorio di "rastrellamenti") per contrastare il degrado urbano e la microcriminalità.
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La risposta alle polemiche: Respinge con fermezza le accuse della sinistra e le strumentalizzazioni politiche nate attorno alle sue dichiarazioni e ai simboli storici, rivendicando il buon senso e il valore della libertà personale e della legalità.
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Il percorso professionale e il legame con la città: Risponde alle critiche sulla sua presunta estraneità al territorio milanese, ripercorrendo la sua solida carriera di comando nell'Arma dei Carabinieri (da Trapani a Caserta fino agli incarichi internazionali) e ricordando la consuetudine e la conoscenza diretta che lo legano a Milano da anni.
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Le regole militari e il trattamento disciplinare: Critica le disparità di trattamento all'interno delle forze armate e difende il percorso politico del generale Vannacci, rivendicando il diritto alla libera espressione e all'impegno civile per chi ha servito lo Stato.
La discesa in politica e le priorità culturali
Matteo Carnieletto: Il generale Carmelo Burgio sarà il candidato sindaco a Milano per Futuro Nazionale. Lo ha annunciato il generale Vannacci. Generale, allora le ha un po' rovinato la l'estate questa notizia. Le toccherà lavorare anche in adesso, d'estate.
Generale Burgio: Eh no, rovinato? No. Io onestamente non avevo mai ipotizzato una discesa in politica, anche se scribacchio qualcosa su delle testate che mi danno un po' di spazio qualche volta. D'altronde, però, penso, sono intimamente convinto che bisogna dire qualcosa, perché quello che sta succedendo impone una riflessione. E io, manco a farlo apposta, proprio oggi l'ho esplicitata, magari in termini essenziali, quando ho detto: un anno fa, anche sfruttati, baciavano per terra perché venivano a lavorare da noi e poi impercettibilmente hanno cominciato a chiedere il vitto speciale, niente crocifisso e abbiamo sempre detto sì, sì, sì, sì, sì. E allora, e questa è la risposta a chi dice: ma queste sono fesserie. Ma se uno ha ottenuto via il crocifisso dalla scuola, via il presepe, sì alla festa del Ramadan, no alla festa del Natale... ma perché domani non può chiedere, ottenere e trovare qualcuno che glielo dà? Eh, di togliere le chiese? Perché quando passeggia gli dà fastidio e lui, per carità, è libero di dover girare per l'Italia e non provare fastidio, no? E allora, siccome questo è l'andazzo, io sono convinto che ci si può arrivare. E allora dico: "Ma se si può fare qualcosa per evitare questo andazzo e magari invertire la tendenza, carichiamoci questa responsabilità". Forse sono stato prolisso, ma forse ci siamo
La sicurezza a Milano e la collaborazione con lo Stato
Matteo Carnieletto: No, no, ma è chiaro. Ma quindi la sua è una candidatura che ha come, diciamo, primo punto quello della sicurezza e quello della lotta all'immigrazione, in particolare l'immigrazione clandestina?
Generale Burgio: Ma non proprio. Allora la sicurezza, sicuramente, ma non lo dico io: un commerciante deve dare quello che chiede la clientela, no? E la clientela, in questo caso il cittadino milanese, non lo dico io, sostiene che il suo più grande problema sia la sicurezza. Quindi sulla sicurezza dobbiamo intervenire, per carità. Io so benissimo, avendo comandato due provinciali Carabinieri a a Trapani e a Caserta, ed avendo fatto il carabiniere pure a a Cagliari, che responsabile della sicurezza è il prefetto, cioè lo Stato. Io sono una persona che quel mestiere l'ha fatto, quindi dovessi mai diventare sindaco, so benissimo che non mi posso mettere a fare lo sceriffo o la disfida all'OK Corral. Però, certo, io debbo essere dalla parte dello Stato e lo Stato lo rappresenta il prefetto. Cioè, io non posso qualsiasi cosa organizzano prefettura, comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica con tutte le sue articolazioni istituzionali statali (polizia, guardia di finanza, carabinieri), non posso mettere sempre il "ma" d'eccezione, per cui "non bisogna rubare, ma...", "non bisogna forzare i posti di blocco, ma...", "non bisogna tirare coltellate al poliziotto alla stazione, ma...". Ecco, un sindaco, a mio parere, deve lavorare a fianco al prefetto e sostenerlo con la parola e con i suoi mezzi. I suoi vigili urbani devono collaborare strettamente con le forze nazionali. Io l'ho fatto insieme a quello che era questore di Caserta, allora, con le varie polizia locali del casertano, che erano sicuramente meno ricche di uomini, di tecnologia e di materiali, però le aiutavamo e loro venivano a lavorare con noi. Ma il sindaco, ripeto, non deve porsi come un critico continuo, va bene? Poi ho fatto una battuta e ho detto: "Per carità, chiamiamolo rastrellamento, chiamiamolo, come si dice nei documenti di polizia, servizio ad alto impatto, cioè mettere in zona della movida 100-200 carabinieri, poliziotti, finanzieri, vigili urbani e intervenire a massa, non dico ristabilendo la tolleranza zero (0,5), lo so benissimo. Alla fine lo chiami servizio ad alto impatto, lo chiami servizio a massa, lo chiami rastrellamento, la sostanza è la stessa, o meglio, c'è una sola differenza, una sola: io questi servizi intendo che se uno rompe il posto di blocco gli si corre dietro; qualcun altro ritiene che basta prendere il numero di targa. Questa è l'unica differenza, ma mi sembra che anche la ricetta invocata da da dall'ottimo dottor Maiorino di condurre servizi a massa, come diceva il prefetto Gabrielli, io la condivido, eh! Io la condivido assolutamente e faccio sommessamente presente che sono dei rastrellamenti anche quelli alla fine, perché quando metti 100-200 persone in una zona e controlli negozi, motorini, macchine con e senza assicurazione, coltelli detenuti illegalmente... quello è un rastrellamento. Solamente che, invece di portare degli ebrei sui vagoni piombati, cosa disdicevole, crudele e da aborrire, porti magari dei delinquenti nelle patrie galere se hanno violato la legge. Ma sempre la stessa cosa è".
Le polemiche sul termine "rastrellamento" e il dibattito politico
Matteo Carnieletto: E generale, infatti, sul termine "rastrellamento", no? Il PD è impazzito, ha subito urlato all'allarme fascismo. Ha detto: "Ma come? Milano, città d'oro, città medaglia d'oro per la Resistenza, rischia nella loro ottica di avere un sindaco così".
Generale Burgio: Allora, sono strumentalizzazioni. Sono strumentalizzazioni. Bisogna, io dico, la politica italiana dovrebbe imparare anche a saper scherzare, anche a saper scherzare, questa è fondamentale. Né il signor generale Vannacci, né io pensiamo assolutamente di ridurre e limitare le libertà dei cittadini. Anzi, mi sembra d'aver capito che in più occasioni la libertà gliel'hanno limitata a lui, perché lui non poteva parlare, e non poteva presentare libri, e non poteva partecipare a una conferenza. Quindi, lungi da noi togliere queste libertà. Però c'è un mantra sacrosanto che ci insegnavano in prima elementare, a noi della nostra generazione, e che la libertà mia finisce dove comincia la tua, per cui tu devi essere libero di fare quello che ti pare, ma io devo essere libero di girare tranquillamente per strada senza temere, se ho la minigonna e sono una donna, che venti maranza mi mettendono le mani sotto la gonnella perché mi ritengono una poco di buono, perché non giro vestita e abbigliata all'islamica e quindi sono una preda che si è legittimati a violentare. Cioè, io penso che la libertà mia di tenere un negozio aperto sia un limite al tuo desiderio di sfasciare tutte le vetrine, per esempio. La mia libertà di andare al bar tranquillo e di non prendermi una coltellata solamente perché ho rifiutato di pagarti la birra o il caffè, la mia libertà è importante come la tua e la tua libertà di tirarmi una coltellata dovrebbe essere un tantino limitata, insomma. Il buon senso l'impone, quindi se uno vuole fare queste polemiche sterili e dire "Il generale Vannacci auspica...", è chiaro che parlando in politica in davanti a una massa di sostenitori si possono anche utilizzare parole colorite, ma ci si affida anche all'intelligenza dell'interlocutore, cioè qui nessuno si sogna di rastrellare Milano, però di fare qualche servizio a massa, lo dice anche l'ex capo della polizia Gabrielli, probabilmente è necessario farlo. Ecco, diciamo che è necessario farlo aiutando il prefetto e le forze di polizia a competenza nazionale, ripeto, non sempre comunque eccedendo che c'è qualcosa che non va. Diciamo che per me deve essere molto chiaro che il poliziotto che viene quasi scannato come un capretto alla metropolitana, alla stazione di Milano, sicuramente non c'è da discutere che deve ricevere l'Ambrogino d'oro. E invece mi sembra che quell'amministrazione ne ha discusso molto e ha avuto da discutere, mentre non ha avuto assolutamente da discutere sulla concessione dell'analogo Ambrogino al padre del signor Rami, che, per carità, bravissima persona. Ma se Rami va in giro a rubare, quantomeno non l'ha saputo educare e formare. Quindi io non è che combatto la immigrazione, anche perché non è mia competenza come dovessi diventare sindaco. Quello è un compito essenzialmente del governo. Certo, io come rappresentante del comune devo essere affianco a chi rappresenta il governo in periferia, in questo caso in provincia di Milano, nella lotta che fa che farà la prefettura, che fa il governo all'immigrazione illegale. Io devo essere da quella parte, non deve essere in posizione contrapposta allo Stato. Perché io sono lo Stato.
L'esperienza sul campo e il legame con Milano
Matteo Carnieletto: E generale un'obiezione che viene soprattutto da sinistra è: beh, però Burgio non è mai stato a Milano, come può fare il sindaco di questa città? Lei cosa replica?
Generale Burgio: Ma guarda. Invece, allora, io replico con tre punti. Primo: Pisapia e Sala conoscevano Milano come le loro tasche e i loro e i problemi di Milano come le loro tasche? Secondo discorso: Io a Milano magari, magri rivelo chissà quale segreto, per motivi privati ci vengo sistematicamente dal 2012. Guarda un po', a parte che abito a poca distanza, ho un sacco di amici, frequento sia per motivi associativi, con l'associazione Paracadutisti, con l'associazione della Nunziatella, con tanti amici, frequento Milano, ripeto, dal 2012, con molta frequenza. Diciamo che ci passavo anche un weekend sì e un weekend no. E diciamo pure che, per esempio, per Milano, centro e non centro, ho girato a piedi, soprattutto a piedi, ma anche in macchina e forse questo qui i benpensanti non lo sanno, ma soprattutto i benpensanti che non si informano, io dico sempre prima di attaccare uno, informati. Poi aggiungo il terzo concetto. Io da capitano sono stato mandato a comandare la compagnia di Cagliari e io non avevo mai lavorato in Sardegna. Se sono stato promosso e sono andato avanti, vuol dire che non l'ho comandata male. Poi mi hanno mandato a comandare a Trapani, per quanto io sia di origine siciliana, agrigentina, mai stato a Trapani in vita mia, mai vista la provincia di Trapani. Bene, mi sembra di ricordare di averla comandata manco troppo male, se no non mi promuovevano colonnello, perché da noi funziona così. Da noi la promozione te la danno se l'ostacolo che ti hanno messo davanti lo scavalchi. Non è che ti promuovono così per per così, fiducia, questo è bravo e lo faccio arrivare al top. La stessa cosa a Caserta, mai stato a Caserta in vita mia, c'era stato una volta da allievo della Nunziatella a casa di un mio compagno di classe, un fratello, un mio carissimo amico, col quale sono ancora in contatto, come con tutti i miei amici di quegli anni e degli anni successivi. Bene, mi hanno mandato a comandare a Caserta. L'ho conosciuta o ho imparato a conoscerla. Premetto, a Milano, già a Milano io la bazzico da 2012-2013, quindi già la bazzico da 13 anni, no? Quindi sulla base di questi tre punti penso di aver dato le risposte. Se poi la vogliamo mettere a ridere, siccome c'è stato anche qualcuno che ha detto che io magari non so dov'è il Giambellino, ma è del Giambellino? Ma io forse so che al bar del Giambellino, se non sbaglio, ci stava Cerutti Gino, detto "Drago", mi sembra, no? E che gli amici del bar del Gi... quindi magari forse il Giambellino so pure dov'è, ecco. E e comunque ripeto, io non sapevo com'era l'Afghanistan, non ci sono mai stato, però mi hanno dato come comandante NATO il comando su 41 centri d'addestramento dove addestrare la polizia afghana. Io non conoscevo gli afghani, io non conoscevo l'Afghanistan eppure sono ritornato a casa bene. Non conoscevo Sarajevo, non conoscevo la Bosnia Erzegovina. Non conoscevo il Libano, non conoscevo l'Iraq, non conoscevo la Siria. Ero ignorante di tutto. Comunque ovunque sono andato ho ritrovato la strada di casa senza fare troppi danni. Eh, perché se no, ripeto, la nostra carriera è una tagliola. Come sgarri l'ostacolo e rompi al galoppo quando devi andare al trotto, viceversa vai in cunetta, vai fuori strada.
Il rapporto con Vannacci e l'integrità nelle forze armate
Matteo Carnieletto: Ma generale, lei quando l'ha conosciuto Vannacci? Eravate ancora operativi o vi siete conosciuti dopo?
Generale Burgio: Vannacci era Vannacci era capitano quando comandava una compagnia in corsuri e io comandavo il battaglione Carabinieri paracadutisti, quindi io era il 96, io avevo 39 anni e lui 29, perché dovremmo dovremmo avere una decina d'anni di differenza, mi sembra. E più o meno, forse qualcosa di più. Buongiorno, buonasera, come avviene tra ufficiali che frequentano lo stesso circolo ufficiali la mattina a prendere il caffè, due reparti diversi, quindi mai lavorato, io però due reparti fronte a fronte, le palazzine erano esattamente che si fronteggiavano ai due lati del cortile. Tanti amici in quell'reparto, quello degli incursori, che erano stati con me sottotenenti e tenenti, quindi ai quali ero legato da e sono tuttora legato da grande affetto, da da grande cordialità, me ne hanno sempre parlato come una persona professionale, capace. E io faccio io una domanda, no? La faccio io alla stampa provocatoria. Come mai la stampa non ha mai trovato in questi anni e sicuramente s'è dannata l'anima per trovarlo. Sicuramente, visto il numero di esposti, denunce tutte finite archiviate, perché sul penale siamo siamo a Roma direbbero zero carbonella, come mai non hanno mai trovato un suo dipendente incassato nero con lui, perché nel nostro lavoro non è che fai sempre contenti tutti. Qualche volta c'è il caso che lasci scontento qualche dipendente che tu in buona fede, magari ti tiene e non meriti, no? E allora lo penalizzi o non lo valorizzi e non, ecco, come mai non hanno mai trovato uno che riferisse di concreti comportamenti omofobi, sessisti, razzisti, eccetera, eccetera, eccetera. Com'è mai? Eppure nell'ambiente militare sono accaduti purtroppo questi episodi. Beh, come mai non c'è un dipendente suo, un mio che possa riferire che nella nostra vita militare quando eravamo un po' più giovani e forse un po' più scemi abbiamo commesso delle nefandezze in quel settore e sono sicuro che l'hanno cercato. Come mai non l'hanno trovato? Questa vorrei sapere. Questa domanda vorrei che avesse una risposta.
La genesi della candidatura e le disparità di trattamento disciplinare
Matteo Carnieletto: E invece generale com'è nata la sua candidatura a Milano? Cioè come come mai, secondo lei, Vannacci ha proposto proprio lei?
Generale Burgio: A me m'aveva avvicinato prima che Vannacci iniziasse la sua carriera politica autonoma, quindi quando era ancora in Lega, mi aveva avvicinato un gruppo di imprenditori che avevano così ipotizzato la mia figura, non ho capito bene a che titolo, se come un assessore alla sicurezza, un sindaco, comunque da sdoganare a uno dei partiti di maggioranza per una competizione elettorale nel comune di Milano. E io, onestamente, sono rimasto sorpreso. Dopodiché mi hanno riavvicinato e mi hanno detto "Guardi generale che tutti e tre i partiti grandi, con tutto il rispetto di noi moderati, hanno già il loro roster preparato e quindi non hanno bisogno". Ho detto "Non mi offendo, io non ho chiesto niente. Voi me l'avete chiesto se ero disponibile. Non è possibile? Va bene, continuerò a sciare, a nuotare, a scarpinare in montagna, a scrivere", insomma, ho tante cose che faccio, lei lo sa. E dopodiché, ecco, dopo che è nato questo questo nuovo partito, io ho continuato, come ho fatto fin dall'inizio nei miei pezzi sulle testate per le quali scrivo, a dire la mia, non a favore, ma per puntualizzare a volte imprecisioni, cattiverie, ingiustizie che venivano perpetrate. Una, per esempio, è quella di consentire a un inferiore di grado di andare in TV e criticare un proprio superiore pubblicamente, cosa che è una mancanza disciplinare gravissima. È gravissimo! Per il regolamento di disciplina militare non si può fare. E allora se tu glielo fai fare, non intervieni, e tu stai violando non solo l'etica, ma anche la normativa sulla disciplina militare. E allora è normale sanzionare disciplinarmente un militare perché ha scritto un libro che non doveva scrivere? E lì, ripeto: è giusto questo? E invece è altrettanto giusto fare finta di niente quando un tenente colonnello va in TV a svilaneggiare praticamente o a interloquire in maniera negativa sul suo superiore di grado? Sappiate che è una mancanza quella. E allora io, quando vedo queste ingiustizie, avendo vissuto tutta la mia vita per la giustizia, anche a costo di rimetterci, allora mi mi ribolle il sangue. Quando io vedo, per esempio, che altre personalità si sono potute candidare anche con le stellette e a tutti è andato bene, perché solo lui non si può candidare? Perché il magistrato si può... cosa ha di meno di terzietà il magistrato? Beh, lui si può candidare! Eppure noi oggi abbiamo importanti magistrati parlamentari sui quali ci sono delle opacità evidenti, assai più gravi di un libro scritto, secondo qualcuno, criticabile o farneticante. Allora, è possibile, no? Candidare un alto manager dello Stato perché diventi parlamentare? Gli alti manager dello Stato non sono manager privati, sono manager che hanno fatto strada nelle partecipate, nel mondo ministeriale italiano grazie ai loro contatti politici, no? E quindi sicuramente non sono terzi manco loro. Ripeto, i magistrati, i magistrati che si mettono con questo o quel partito non sono terzi, quelli lo possono fare. E allora il problema è che non sei terzo o che è quello che dici non mi piace? E questa è un'ingiustizia. Perché tu non vuoi che mi candido? Va bene. Allora combatti la mia candidatura, confuta le mie idee, tutto quello che vuoi. Ma non mi vietare di candidarmi. O non dire che la candidatura di un generale europarlamentare non sta né in cielo né in terra, perché allora non ci sta neanche la candidatura... Se la mettiamo sul discorso della terzietà, cioè diciamo la verità - Io sono contro le banalità - Di' la verità, di' che a te partito tal dei tali non ti piace che quella persona che si candida stia creando un problema. Ma sii giusto. Lo Stato deve essere giusto. Lo Stato non deve perseguire il generale perché scrive un libro che secondo lui non dovrebbe scrivere e poi consente a un altro militare di commettere aperti sberleffi, violazioni della disciplina militare senza intervenire disciplinarmente. Perché invito — non lo dico io — invito a definire cos'è uno Stato che ha delle regole e le applica per qualcuno e non le applica per altri. Io un aggettivo ce l'avrei, però magari ce ne possono essere anche altri.
Simboli, storia e l'interpretazione del passato militare
Matteo Carnieletto: E in conclusione, Vannacci, quando chiedi il voto per sé, dice di mettere una decima sul suo nome. Lei chiede la stessa cosa per sé?
Generale Burgio: Ma, allora, io dico sempre che l'unione, il bello dell'unione in un gruppo è il fatto, la capacità di sublimare e cercare di tirare fuori il meglio. Vannacci ha uno stile anche provocatore, che va capito, perché dietro la provocazione c'è anche la capacità di essere sidenti, di prenderti in giro, di cercare di farti tirare fuori una risata, perché è importante anche ridere. E io non sono un provocatore per, nel senso che provocatore non lo sto usando come termine negativo. A me non piace provocare, non io non ho bisogno. Basta mettere una X, perché se dico una croce, direste allora che, però sono filo-cattolico, no? Se io dico mettere una croce, cosa mi dite? "Ah! Il generale Borghese è un catto-non so cosa, integralista, crociato, domani vuole andare a fare la, che ne so, la settima, decima, quindicesima crociata e..." No! Io dico: se qualcuno vuole credere in questo progetto, mi voti. Se qualcuno non vuole credere, non mi voti. Io penso che però, ripeto, alla base ci sia un bello studio della storia. Io quando quando vedo qualcuno parlare di decima e parlare di Junio Valerio Borghese che avrebbe o ha anche cercato di fare un colpo di Stato, di organizzare un corpo di Stato, così la decima dopo è diventata quella, ma la decima era nata prima. Quando uno parla di folgore, la folgore era la divisione col più elevato numero di ufficiali di carriera, nobili e cavalieri, tutti monarchici, cioè in certi, per esempio, il quarto battaglione per un capitano dichiaratamente fascista, che poi ha fatto il partigiano, eh, quando quando c'è stata la guerra di liberazione, gli altri capitani e il colonnello, comandante del battaglione, erano tutti monarchici e non potevano vedere Mussolini. Questa è storia, non sono favole.
Matteo Carnieletto: Lei si riferirebbe ad Alberto Bechi Gurna?
Generale Burgio: Io mi riferisco, ecco, il quarto battaglione di Alberto Bechi Gurna, e Cristoforo di 16ª Compagnia, fascista, medaglia d'argento della Resistenza, Valletti Borgnini, cavaliere, nobile, guerra di liberazione nel Corpo Italiano di Liberazione, quindi contro i tedeschi filo-trano. Costantino Ruspoli, monarchico, morto. Gastone Simoni, cavaliere, monarchico, morto. Cioè, quindi, bisogna, allora, io dico: bisogna essere in buona fede e conoscere la storia. La Folgore, che era una divisione ad altissimo tasso di monarchici e di nobili, era tutto meno che un'unità fascista, che che ne dicano. Però c'è stata una folgore, un reparto che si chiamava Folgore che ha combattuto per la Repubblica Sociale, no? Come c'è stato Dario Fo, che poi alla fine è stato sbugiardato, Dario Fo ha combattuto nel Battaglione Azzurro della Repubblica Sociale. Non per questo è rimasto poi un fascista per tutta la vita, no? Anzi, ha preso tutte altre posizioni. Quindi io dico: quando si appiccicano certe etichette alla X Mas, alla Folgore, a chi vogliamo noi, due sono le cose: o si è in malafede e allora è inutile discutere, oppure il mio invito è: vatti a leggere la storia e vai a vedere cosa è stato. Cioè, ricordiamoci che i britannici, per tutte le navi che gli colavano a fondo, avevano un'altissima considerazione di questi subacquei incursori. Ricordiamoci che uno di questi subacquei incursori è andato ad addestrare i reparti speciali israeliani che hanno combattuto contro i paesi arabi durante le loro guerre arabo-israeliane. Cioè, quando hanno cercato il meglio dopo la guerra, sono venuti a prendere gli italiani per imparare come si faceva l'incursione subacquea. Quindi posso capire che, comunque, quando c'è gente un po' ignorante, è inutile usare anche le battute, perché quando c'è ignoranza e quando c'è malafede, è chiaro che si finisce così.
Matteo Carnieletto: Bene, generale, io la ringrazio per averci concesso questa intervista "per primi" e in bocca al lupo per la sua candidatura.
Generale Burgio: Grazie. Grazie a lei, grazie a lei.